mercoledì 21 dicembre 2011

la poesia di Natale della MIa Famiglia

Consòlati, Maria, del tuo pellegrinare! Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei. Presso quell’osteria potremo riposare, ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.– Avete un po’ di posto, o voi del Caval grigio? Un po’ di posto avete per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole; è notte di prodigio, son troppi i forestieri: le stanze ho piene zeppe.

Il campanile scocca lentamente le sei.


Il campanile scocca lentamente le sei.
– Avete un po’ di posto, o voi del Caval grigio? Un po’ di posto avete per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole; è notte di prodigio, son troppi i forestieri: le stanze ho piene zeppe.

Il campanile scocca lentamente le sette.
– Oste del Moro, avete un rifugio per noi? Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi: tentate al Cervo bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca lentamente le otto.
– O voi del Cervo bianco, un sottoscala almeno avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca lentamente le nove.
– Ostessa dei Tre Merli, pietà di una sorella! Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella... Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...

Il campanile scocca lentamente le dieci.
– Oste di Cesarèa...
– Un vecchio falegname? Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente? L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame: non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca l’undici lentamente.
La neve!
– Ecco una stalla! – Avrà posto per due? – Che freddo! – Siamo a sosta. – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue...

Maria già trascolora, divinamente affranta...
Il campanile scocca la Mezzanotte santa.
È nato!
       Alleluia! Alleluia!
È nato il Sovrano Bambino.
La notte che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù cornamuse, più gaie
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei Libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino...
È nato!
         Alleluia! Alleluia!
Guido Gozzano
Il campanile scocca lentamente le sette. Consòlati, Maria, del tuo pellegrinare! Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei. Presso quell’osteria potremo riposare, ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
– Oste del Moro, avete un rifugio per noi? Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi: tentate al Cervo bianco, quell’osteria più sotto.
– O voi del Cervo bianco, un sottoscala almeno avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.
– Ostessa dei Tre Merli, pietà di una sorella! Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella... Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...
– Oste di Cesarèa...
– Un vecchio falegname? Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente? L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame: non amo la miscela dell’alta e bassa gente.
La neve!
– Ecco una stalla! – Avrà posto per due? – Che freddo! – Siamo a sosta. – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue...

Il campanile scocca lentamente le otto.

Il campanile scocca lentamente le nove.

Il campanile scocca lentamente le dieci.

Il campanile scocca l’undici lentamente.

Maria già trascolora, divinamente affranta...È nato!
Il campanile scocca la Mezzanotte santa.

       Alleluia! Alleluia!
È nato il Sovrano Bambino.
La notte che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù cornamuse, più gaie
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei Libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino...
È nato!
         Alleluia! Alleluia!
Guido Gozzano

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