martedì 22 maggio 2012

Lo sport che piace a me

Londra 2012

Valentina Vezzali, 38 anni, ha vinto 5 ori olimpici in carriera

La fiorettista portabandiera dell'Italia nella cerimonia d'apertura delle Olimpiadi.
La Pellegrini: «Scelta giusta»

marco ansaldo
«Sarebbe un onore portare la bandiera anche per 12 ore e gareggiare il giorno dopo». Valentina Vezzali non ha mai fatto mistero che quel ruolo così simbolico, aprire la sfilata degli atleti italiani nella cerimonia di Londra, l’attraeva quanto e forse più dell’oro olimpico che vincerebbe per la quarta volta consecutiva. Ne parlava in confidenza, perchè la propria disponibilità non venisse messa in dubbio, al contrario della Pellegrini («Giusto scegliere la Vezzali» dice Federica dall’Ungheria), e nello stesso tempo non fosse bruciata con qualche dichiarazione che irritasse il Coni. Per dirla tutta, Valentina ha vissuto sulle braci, contrastata tra l’intima convinzione che avrebbero scelto lei per i meriti sportivi e il timore che succedesse un evento capace di mandare tutto a monte.

A novembre si era schiantata in auto contro un albero, rischiando la vita, e l’episodio aveva rafforzato la convinzione che la carriera è appesa a un filo. «Quando ho capito che avrei rivisto le persone che mi sono care, ho pensato agli effetti che la botta poteva avere sulla mia stagione. Così sono tornata ad allenarmi prima di quanto mi avevano consigliato: è stata un’imprudenza ma dovevo sapere che non avevo compromesso l’Olimpiade». Nè il sogno di sempre: portare la bandiera.

La conferma è arrivata mentre la Vezzali volava verso Roma dalla Corea, dove ha partecipato alla prova di Coppa del Mondo. Sarebbe stato anche difficile raggiungerla visto che aveva dimenticato a casa il cellulare, che ieri ha squillato a lungo, immaginiamo con quanta gioia per suo marito Mimmo costretto talvolta a rispondere. Oggi ci sarà l’ufficializzazione nel Consiglio Nazionale del Comitato olimpico alla sua presenza. «La mia gara a Londra è inserita nel primo giorno del calendario e so che potrei arrivarci stanca - ha ripetuto Valentina - ma non è detto che debba restare fino alla fine della cerimonia come fece già Chechi ad Atene. Il mio obiettivo è di riprendere la bandiera tra le mani il giorno dopo sul gradino più alto del podio».

Per chi non si occupa di scherma la Vezzali è un nome e un’icona rafforzati dagli spot pubblicitari e da spettacoli tipo «Ballando sotto le stelle». Tuttavia Valentina è ben altro. Nello sport italiano e nella scherma mondiale non c’è chi ha vinto più di lei, l’albo d’oro è impressionante. Ottenne le prime medaglie olimpiche ad Atlanta, a 22 anni: argento nell’individuale, oro a squadre. Ne conquistò altre cinque nelle edizioni successive. E poi 13 ori ai Mondiali, 10 agli Europei, le 78 vittorie in Coppa del Mondo come non è mai riuscito a nessuno in nessuna disciplina. Un rullo compressore, una donna tanto talentuosa e tigresca in pedana quanto fragile aldifuori, alla ricerca della conferma negli altri del proprio successo: un atteggiamento che nel suo mondo le ha procurato anche antipatie, tanto che nei giorni scorsi la sua concittadina Giovanna Trillini ha eccepito sull’opportunità di farle rappresentare l’Italia a Londra. Sono discorsi di ieri. Oggi si può dire soltanto che la Vezzali (quarta donna azzurra alfiere nei Giochi estivi dopo Cicognani nel ’52, Simeoni nell’84 e Trillini nel ’96) meritava questo onore e che dubitiamo sarà la sua ultima Olimpiade perchè, come la Idem, possiede classe, carattere e voglia di sacrificio per tirare dritto oltre i quarant’anni. E poi è coetanea di De Piero e se non smette lui...

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