sabato 9 giugno 2012

Gli Europei di calcio 1

Calcio, benvenuti all'Est

​Scherzosa e un po’ beffarda, la sorte ha deciso che la partita inaugurale degli Europei 2012 si giocherà tra Polonia e Grecia, una sfida altamente simbolica tra il Paese risorto da una lunga storia di miserie e privazioni e quello precipitato nel girone infernale della crisi più nera.

È con legittimo orgoglio che la Polonia ospiterà la grande manifestazione calcistica insieme con l’Ucraina. Per la prima volta un importante evento sportivo viene organizzato congiuntamente da due Paesi dell’Europa dell’Est, entrambi usciti dal comunismo ma con percorsi molto differenti. Da quando nel 2004 è entrata nell’Unione Europea, la Polonia non ha smesso di correre e oggi è l’unica nazione del vecchio continente, insieme alla Germania, che gode di un’invidiabile stabilità e di un forte dinamismo. Si capisce quindi il desiderio dei polacchi di trasformare gli Europei di calcio, che si aprirono venerdì prossimo, in una scintillante vetrina dei propri successi.

Tutti sanno che la Polonia è la terra di Giovanni Paolo II e di Solidarnosc, e anche i visitatori più distratti non faranno fatica a scoprire, girando per Varsavia, che i due più grandi viali del centro portano i fatidici nomi che hanno cambiato la storia. Ma in Occidente non sono del tutto scomparsi i vecchi stereotipi che considerano la Polonia come un pezzo di «un’altra Europa», grigia, triste e arretrata. Niente di più falso. Il più vasto e popoloso Stato fra tutti quelli entrati recentemente nella Ue è un Paese giovane, (40 milioni d’abitanti con età media sui 38 anni), una società vivace, una nazione ricca di cultura e aperta al mondo, attaccata alle sue tradizioni e al tempo stesso capace di grandi innovazioni. E per Euro 2012, nelle quattro città che ospiteranno il torneo, ce l’ha messa tutta al fine di sorprendere i visitatori con impianti sportivi avveniristici, inseriti in contesti urbani riqualificati e centri storici restaurati in tempi record.

A Varsavia il nuovo Stadion Narodowy è una gigantesca corona bianco-rossa, i colori della bandiera nazionale, che segna il profilo della capitale. Dotato di una copertura mobile a ombrello, non è solo un’arena sportiva ma una struttura multifunzionale con centri commerciali, piscine olimpioniche e spazi per grandi eventi. Costruito sul sito del campo di calcio d’epoca comunista, il nuovo stadio sorge sul lato sinistro della Vistola, a Praga (nulla a che vedere con la capitale della Repubblica ceca, Praha<+tondo> in lingua slava), l’unica zona sopravvissuta d’anteguerra, un quartiere tradizionalmente povero e malfamato che oggi è diventato modaiolo grazie a locali alternativi, centri culturali e gallerie d’arte nati all’interno di vecchie fabbriche dismesse.

Oltre alla capitale, la Polonia ha messo a disposizione dei campionati europei tre città fra le più importanti. Danzica, la culla di Solidarnosc, la cui epopea si può rivivere nel museo a fianco dei mitici cantieri navali dove scoppiò lo sciopero del 1980. Poznan, città d’arte con l’università frequentata di studenti di tutto il mondo. Wroclaw (Breslavia per gli italiani), incantevole città con 130 ponti, un tempo tedesca e oggi simbolo della rinascita industriale polacca. È rimasta esclusa Cracovia, la meta turistica e religiosa più conosciuta. Ma i tifosi italiani avranno occasione di visitarla perché gli azzurri faranno base a Wieliczka, nei pressi della famosa miniera di sale a 40 chilometri dalla città di papa Wojtyla, e si alleneranno nello stadio del Wisla Cracovia.

Punto debole sono le vie di comunicazione. «Evitate di viaggiare in auto», è il consiglio del giornale Gazeta Wyborcza. Le strade in Polonia sono rimaste quelle di trent’anni fa, per gli Europei di calcio sarà aperta l’autostrada Berlino-Varsavia, ma chi vorrà seguire la nostra nazionale a Varsavia, Danzica e Poznan sarà meglio che prenda l’aereo. E c’è chi, come l’inglese Bbc, ha lanciato l’allarme per il rischio violenze, puntando il dito contro il nazionalismo polacco. «Non c’è alcuna minaccia razzista» ha risposto seccato il premier Tusk. «Gosc w dom Bog w dom», «l’ospite a casa è come Dio in casa», recita un proverbio polacco citato anche dai vescovi nel loro appello a giocatori e tifosi. Ma resta la tensione per la partita Russia-Polonia, un altro scherzo del sorteggio che ha collocato nello stesso girone due nazioni storicamente ostili. A tal punto che il ministro polacco dello sport, la signora Joanna Mucha, ha chiesto alla delegazione russa di cambiare sede: troppo vicina al luogo dove, il 10 di ogni mese, il partito conservatore di Kaczynski tiene una manifestazione in ricordo della tragedia aerea di Smolensk in cui morirono il gemello presidente ed altre 95 persone.

Luigi Geninazzi
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Fà riflettere............................................

Tra fanatismo e cinismo

sabato 9 giugno 2012
 Di fronte alla sofferenza si oscilla spesso tra due atteggiamenti fondamentali, in qualche modo opposti, ma in fondo coincidenti: il fanatismo e il cinismo. Il primo si esprime nell’ostinato tentativo di modellare la realtà secondo una propria idea, il secondo invece nella rassegnata rinuncia ad impegnarsi veramente nella realtà. Ambedue gli atteggiamenti concordano nella convinzione che la realtà così come è non abbia senso e non sia buona.
C’è un terzo atteggiamento che costituisce la vera alternativa al fanatismo e al cinismo: la serenità e la letizia. È l’atteggiamento di chi sa che la realtà ultimamente è buona. La saggezza popolare lo insegna con il seguente detto: «Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza». Spaemann chiama questo terzo atteggiamento «abbandono fiducioso» e ritiene che si tratti di una delle conquiste fondamentali della vita morale di una persona.
Come possono convivere letizia e sofferenza, letizia e morte? Solo nella misura in cui intuiamo che ultimamente anche la sofferenza e la morte hanno un senso, sono parte del volto buono del Mistero che fa tutte le cose. Dove sta allora il valore principale della malattia? Nell’essere profezia della morte. La morte sollecita l’uomo a rendersi conto di chi è lui e di chi è Dio, se accettiamo che sia Lui a decidere della nostra vita. 
Ho lavorato alcuni anni fa per il vescovo di Lugano Eugenio Corecco, colpito da una rara forma tumorale che lo portò alla morte. «La malattia – raccontava – se vissuta bene, è il momento pedagogico all’interno della vita umana che meglio di tutti gli altri ci può aiutare a capire chi siamo noi, chi è Lui e quanto più grande sia Lui». Dio, nella sofferenza, ci chiede di dare una risposta alla domanda se siamo disposti a fare la sua volontà. Tale domanda fa scoprire tutta la nostra solitudine. Nessuno infatti può sostituirsi alla nostra libertà. Ma come abbiamo detto all’inizio, tra il fanatismo di chi vuole l’impossibile e il cinismo di chi non si muove, c’è una terza possibilità. Quella dell’uomo sereno che si impegna davvero, abbandonandosi alla potenza di Dio.


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giovedì 7 giugno 2012

oggi si legge................................

Il Signore sulle strade del mondo

Una festa della fede, una sorta di «catechesi popolare» che si lega alla storia di numerose città. Il Santissimo Sacramento esce dalle mura delle chiese per abitare le vie e le piazze attraverso le processioni, che in molti casi sono accompagnate dalle tradizionali «infiorate».

Oggi la Chiesa celebra il Corpus Domini, una solennità relativamente recente, istituita nel 1264 da papa Urbano IV con la bolla Transiturus de hoc mundo e firmata in seguito al miracolo di Bolsena dell’anno precedente, quando un sacerdote boemo, assalito dai dubbi sulla reale presenza di Cristo nell’Eucaristia, celebrando la Messa vide sgorgare sangue dall’ostia.

Dalle metropoli ai piccoli centri questa solennità, in cui il mistero del pane spezzato viene proposto all’adorazione e alla meditazione, chiama a raccolta migliaia di fedeli. Oggi a Roma, alle 19, Benedetto XVI celebrerà la Messa sul sagrato di San Giovanni in Laterano, per poi presiedere la processione che, percorrendo via Merulana, arriverà fino alla basilica di Santa Maria Maggiore.

A Milano la ricorrenza liturgica quest’anno rappresenterà anche un’occasione di ringraziamento per le ricche giornate del VII Incontro mondiale delle famiglie. Oggi, dopo la Messa delle 20 nella Basilica di San Carlo al Corso presieduta dal cardinale Angelo Scola, partirà la processione che passerà per le vie del centro storico e si concluderà in Duomo.

A Torino, invece, il Corpus Domini coincide con l’anniversario del miracolo eucaristico del 6 giugno del 1453 quando, in seguito a un furto in una chiesa, un’ostia consacrata si sollevò dalla sacca di un mulo e rimase sospesa in cielo. Ieri sera l’arcivescovo Cesare Nosiglia ha celebrato in Cattedrale la Messa a cui poi è seguita la processione.

In Emilia Romagna la celebrazione è condizionata dagli eventi sismici delle ultime settimane. Proprio a causa del terremoto a Bologna l’Eucaristia, presieduta dal cardinale Carlo Caffarra, si svolgerà stasera nei cortili dell’Istituto salesiano. Con molte chiese storiche danneggiate e dunque inagibili, nell’arcidiocesi di Modena-Nonantola la celebrazione il Corpus Domini si terrà stasera nella parrocchia di Gesù Redentore. Seguirà una breve processione eucaristica che sarà dedicata in modo particolare alle vittime del sisma. La Chiesa di Ferrara-Comacchio ha scelto invece di celebrare la solennità nella "piccola" Copparo, perché soprattutto in questi momenti difficili, è importante che la comunità capisca come nel territorio dell’arcidiocesi non esistano né centri né periferie.

A Firenze stasera il cardinale Giuseppe Betori guiderà la processione con l’Eucaristia che partirà dalla cattedrale di Santa Maria del Fiore per concludersi in Santa Maria Novella. Nella Chiesa di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, a causa di alcuni cantieri presenti nel centro storico del capoluogo lucano, la tradizionale processione presieduta dall’arcivescovo Agostino Superbo subirà dei cambiamenti di percorso, ma vedrà come sempre una grande partecipazione di fedeli.

In alcune zone di Lazio, Umbria e Molise il Corpus Domini si intreccia anche con le dimensioni culturali e artistiche. A Campobasso, ad esempio, domenica si terrà la tradizionale sfilata dei «misteri», con il passaggio per le vie della città di tredici carri portati a spalla su cui sono rappresentate «scene sacre». Novità di quest’anno, annunciata dall’arcivescovo di Campobasso-Bojano Giancarlo Maria Bregantini, la «Tenda dell’Eucaristia» con la distribuzione della colazione e del pranzo a tutti i poveri e i disagiati che si recheranno nel capoluogo molisano in occasione della solennità.

Non mancheranno in molti comuni le caratteristiche «infiorate». Allestimenti di tappeti colorati e profumati che vanno a formare dei veri e propri quadri naturali. La tradizione, nel segno della devozione popolare, si rinnova ogni anno in molti comuni laziali, da Bolsena a Gerano. In queste località i maestri infioratori si cimentano in creazioni artistiche utilizzando petali di garofano, la ginestra per "fare" il giallo e la cosiddetta «finocchiella» per il verde. Tra gli appuntamenti storici e più conosciuti c’è senz’altro quello di Spello, in Umbria, dove domenica gli organizzatori si metteranno a lavoro già dalle prime luci dell’alba per realizzare ben 60 opere. Come ogni anno, tra sabato e domenica, si riempirà di colori e profumi anche il borgo di Torricella Sicura, dove si svolgerà un’infiorata ormai entrata nel cuore di tanti fedeli della diocesi di Teramo-Atri.

Un’infiorata meno conosciuta, ma quest’anno particolarmente sentita, è quella di Brugnato, borgo di 1.200 anime in provincia di La Spezia. Qui gli effetti dell’alluvione dell’ottobre scorso sono ancora visibili, le attività commerciali fanno fatica a risollevarsi e la solennità del Corpus Domini è richiamo di speranza.

Luca Mazza

mercoledì 6 giugno 2012

un'altra passione:mangiare3

martedì 5 giugno 2012

un'altra passione mangiare 2

Tortiglioni carciofi e fave


lunedì 4 giugno 2012

Passione calcio sportivo

Coraggio Italia, i Maya possono aspettare

Chiamiamola con il suo nome, iella. Sotto schiaffo dal primo giorno del raduno, tra bufere e imprevisti, dallo svolazzare di avvisi di garanzia a Coverciano agli sberloni in amichevole (vedi Russia), gli “sfigatelli” della Nazionale di Prandelli vivono giorni da perseguitati. Azzurro tenebra.
Peseranno più le tensioni giudiziarie o le gigantesche amnesie in difesa, si chiede il tifoso da bar e/o Twitter a poche ore dal volo per Cracovia? Mah, comunque bisogna trovare in fondo all’abisso la forza di sperare. Ne bastano sei, in fondo, di motivi cui aggrapparsi per non celebrare in anticipo il funerale della Nazionale. Altrimenti sai che noia in Polonia.
1) Affidarsi al blocco Juve è una scelta vincente del ct Cesare. La formazione dettata dalla magistratura – fuori Buffon, Bonucci e chissà quanti altri – dava meno garanzie.
2) Nonostante quello che si va sentendo in giro, la comunità calcistica ci guarda con indulgenza e simpatia: il boss Platini è un vecchio piemontese d’adozione. L’Uefa dell’amico Michel, piccolo esempio, distribuisce in Rete ciambelle di salvataggio. Sapete come il sito dell’Uefa presenta Mario “why always me” Balotelli? Un calciatore famoso per il suo comportamento “anticonvenzionale”. Un giorno incendia casa, l’altro tira freccette dalla finestra, il terzo segna un gol pazzesco di spalla e all’Uefa lo definiscono “anticonvenzionale”. Alla faccia degli eufemismi. Neanche Mino Raiola avrebbe saputo fare di meglio. Merci, le Roi
3) Il debutto del 10 giugno contro la Spagna campione di tutto è da togliere il fiato, ma il derby italo-iberico sullo spread che si gioca quotidianamente sui mercati non è da meno. A sentire il premier Monti siamo in vantaggio sul fronte del debito e la ministra Cancellieri (tifosa doc) non scambierebbe mai e poi mai capitan futuro De Rossi con Iniesta. Segnali.
4) Il nostro più grande amuleto è Giovanni Trapattoni. Giuan da Cusano Milanino ci porta bene, averlo nel girone è una manna dal cielo.
Ha portato la sua Irlanda in ritiro a Montecatini osannando le “acque portentose” delle terme, lui che di acque sante se ne intende fin dall’era B-Moreno. Abbeveriamoci alla fonte del Trap e la salvezza arriverà.
5) Parliamo di scommesse? La vittoria finale degli azzurri all’Europeo è quotata a 13. Numero fortunato che nella smorfia napoletana corrisponde a Sant’Antonio. Se i simboli valgano ancora qualcosa il nostro destino passa dai piedi di Cassano, un miracolato.
6) La profezia Maya incombe ma per le sventure ci stiamo attrezzando. Recita Wikipedia a proposito dei famigerati Maya: “Si dovrebbe verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una significativa discontinuità storica con il passato“. Tradotto: vincere, finalmente, un Europeo dopo quasi mezzo secolo di vacche magre. Il 21 dicembre 2012 sapremo se sarà arrivata prima la fine del Mondo o quella del calcio italico. Più o meno la stessa cosa.
P.S Lo stesso giochino era stato proposto in prossimità della partenza del mondiale sudafricano, conclusosi poi tragicamente. Chiediamo scusa in anticipo.

domenica 3 giugno 2012

un'altra passione.:mangiare................................

Timballo di pasta, zucchine e fiori di zucca

300g di sedani rigati 650g di zucchine romanesche ½ cipolla bianca tritata 12 fiori di zucca Basilico q.b. 80g di grana grattugiato 150g di provola affumicata 200ml di besciamella Burro q.b. Olio, sale e pepe q.b.
Appassire la cipolla tritata in padella con 3 cucchiai d’olio, unire le zucchine affettare a rondelle sottili e cuocerle per 10’. Aggiungere metà dei fiori di zucca, privati del pistillo e strappati con le mani, il basilico spezzettato ed una macinata di pepe; chiudere con coperchio lasciando cuocere le erbe col vapore della cottura delle zucchine per un altro paio di minuti. Scolare la pasta al dente e condirla con tale sugo, più burro e metà del grana grattugiato. Versare metà della pasta in una pirofila unta di burro; aggiungere uno strato di provola affettata sottilmente, coprire con un secondo strato di pasta, coprire il tutto con la besciamella ed il restante grana grattugiato. Decorare con i rimanenti fiori di zucca aperti a libretto e gratinare in forno per 20’-30’ a 200°.